CO-GENITORIALITà

CO-GENITORIALITà

Si sente tanto parlare di MEDIAZIONE FAMILIARE ultimamente, ma a cosa serve?

– pacificare relazioni familiari

– responsabilizzare

– dialogare

– esercitare responsabilità genitoriale

– giungere ad accordi condivisi, economici e familiari

Si rivolge a chi?

– coppie in crisi

– coppie in separazione / divorzio

– coppie con o senza figli

– parenti

Vantaggi?

– riservatezza

– tempi ridotti

– costi ridotti

 

“Litigare bene” è possibile

Litigare bene è possibile

Pensate sia impossibile discutere in maniera civile, senza urlare e senza insultarsi?!

Vi state sbagliando, una soluzione esiste…

La mediazione fa bene ai bambini. È una pausa, una boccata d’aria all’interno dei conflitti delle coppie che si separano. È un momento di riflessione sulla crisi all’interno di una contesa. Ed è un’occasione per risolverla ponendo al centro i diritti di bambini e ragazzi. La mediazione insegna agli adulti a “litigare bene”, per alleggerire e superare il conflitto.

Quali colpe hanno i più piccoli? Perchè farli sentire responsabili di situazioni che non hanno scelto?!

Non a caso la Convenzione europea sull’esercizio dei diritti dei fanciulli del 1996 è stata, per prima, a promuovere il ricorso alla mediazione familiare. Essa è un istituto giuridico ed uno strumento sociale.

Per i figli la separazione è infatti un cambiamento radicale, spesso traumatico. Un evento che apre una nuova fase affettiva e relazionale, nella quale la mediazione gioca un ruolo di pre-riassestamento.

La mediazione è un percorso volontario, riservato, intimo. Attraverso di essa si giunge ad accordi CONDIVISI nell’interesse dei figli, questi sono cruciali per la vita di chi ha una personalità in formazione.

E’ necessario convincersi che la mediazione non è solo un istituto, bensì un “prerequisito culturale”. Per ricorrere alla mediazione bisogna conoscerla ed esserne consapevoli.

La Carta dei diritti dei figli nella separazione

La Carta dei diritti dei figli

Nasce in Italia la “Carta dei diritti dei figli nella separazione dei genitori”. Dieci punti fermi che individuano altrettanti diritti di bambini e ragazzi alle prese con un percorso che parte dalla decisione dei genitori di separarsi.  “Al centro il punto di vista dei figli di chi si separa”  I principi fondanti della Carta sono ispirati alla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

I bambini e i ragazzi  hanno diritto a preservare le relazioni familiari, a non esser separati dai genitori, a mantenere rapporti regolari e frequenti con ciascuno di essi e, soprattutto, a essere ascoltati sulle questioni che li riguardano”.

Il documento promuove la centralità dei figli proprio nel momento della crisi della coppia, I genitori, pur se separati, non smettono di essere genitori.  La Carta si apre con il diritto dei figli di continuare ad amare ed essere amati da entrambi i genitori. E di mantenere i loro affetti.  I figli devono poter stare al centro della vita dei genitori. Il genitore deve poter essere un faro, un riferimento, la prima persona a cui il figlio pensa di rivolgersi in caso di difficoltà e per condividere gioia ed entusiasmo. Per aiutare i figli bisogna renderli consapevoli che nel cuore e nella testa si ha un posto per loro.

Tra gli altri diritti individuati dalla Carta quello di continuare a essere figli e vivere la loro età, di essere informati e aiutati a comprendere la separazione dei genitori. E ancora: bambini e ragazzi nelle separazioni hanno diritto a essere ascoltati e a esprimere i propri sentimenti, a non subire pressioni e che le scelte che li riguardano siano condivise da entrambi i genitori. I figli, infine, hanno diritto a non essere coinvolti nei conflitti tra genitori, al rispetto dei loro tempi, a essere preservati dalle questioni economiche e a ricevere spiegazioni sulle decisioni che li riguardano.

Mediazione familiare e bigenitorialità

bigenitorialità e mediazione familiare

“Il principio di bigenitorialità è il principio etico in base al quale un bambino ha una legittima aspirazione, ovvero un legittimo diritto a mantenere un RAPPORTO STABILE con ENTRAMBI i genitori, anche nel caso questi siano separati o divorziati, ogni qual volta non esistano impedimenti che giustifichino l’allontanamento di un genitore dal proprio figlio.

Tale diritto si basa, in questa impostazione, sul fatto che essere genitori è un impegno che si prende nei confronti dei figli e non dell’altro genitore, per cui esso NON PUò E NON DEVE essere influenzato da un’eventuale separazione. Né su di lui si può far ricadere la responsabilità di scelte separative dei genitori.”

Quanto è importante per le parti e per i figli riuscire a mantenere un rapporto continuativo nonostante i cambiamenti di vita?!

Non lasciamo che sentimenti, incomprensioni, litigi e rancori influenzino negativamente i rapporti.

Attraverso il percorso di mediazione familiare è possibile ricreare la giusta modalità di comunicazione attraverso la quale sarà possibile comprendere i bisogni di tutte le parti e poter poi gestire al meglio l’ organizzazione di tutta la vita futura.

 

 

 

DDL PILLON: Novità in arrivo!!!

novità in arrivo

La disgregazione di una coppia, specialmente quando ci sono dei figli, non incide solo sui sentimenti ma anche sulle questioni più materiali. Molto spesso si sono definiti i separati – soprattutto i padri – come i nuovi poveri. Di fronte a un’emergenza sociale la politica dovrebbe studiare forme di supporto serio per impedire che le famiglie, con la separazione, siano gettate sul lastrico.
Il Disegno di Legge di riforma dell’affidamento, forse inconsapevolmente, sembra andare nel senso opposto.
Le nuove norme prevedono che chi vorrà separarsi dovrà obbligatoriamente rivolgersi a un “mediatore familiare” (art.7 e art. 22), figura professionale che trova una sua collocazione proprio nel progetto di riforma (art. 1). La mediazione familiare, però, è a pagamento e, giusta la clausola di invarianza finanziaria (art. 24), è a carico di chi si separa. Un incontro di mediazione costa all’incirca 50 euro (ma può arrivare al doppio) cui occorre aggiungere il costo degli avvocati che, per la fase di mediazione ricevono un corrispettivo ad hoc (D.Min Giustizia 37/18). Alla fine, una separazione (e un divorzio) possono arrivare a costare parecchie centinaia di euro in più. E’ vero che la mediazione può essere interrotta in qualunque momento, ma è altrettanto vero che un Giudice potrebbe essere tentato di non essere particolarmente benevolo verso chi non vuole mediare (anche se magari ne ha tutte le ragioni).
Il DDL poi prevede l’eliminazione – salvo rari casi – dell’assegno di mantenimento a favore del genitore meno capace economicamente; una vera conquista populista che però non tiene conto di  coloro che non hanno un lavoro o che magari vi hanno rinunciato. Ma non è tutto per chi non è produttivo: l’art. 11 del progetto di legge prevede che chi non ha la possibilità di ospitare il figlio in spazi adeguati non ha il diritto di tenerlo con sé secondo tempi “paritetici”. Il corto circuito normativo è evidente: il genitore più povero rischia di perdere anche la possibilità di vedere il figlio.Da non sottovalutare neppure le norme sulla casa: se la casa viene, in via del tutto eccezionale, assegnata a uno dei due genitori, costui deve versare all’altro un’indennità di occupazione che, però, sarà soggetta a tassazione. Sino a oggi la legge prevedeva che il Giudice dovesse tenere conto del valore dell’assegnazione nella regolamentazione dei rapporti tra i genitori; con la riforma invece ci sarà un passaggio di denaro e, dunque, nuove tasse.
In buona sostanza si rischia che per questioni economiche siano  sempre meno quelli che potranno separarsi, mentre aumenterà il numero di quei figli costretti a vivere con due genitori che si odiano.
Dal Governo del cambiamento ci si aspettava forse un aiuto concreto alle famiglie in difficoltà; invece rischiamo una riforma che, tra le tante storture, colpirà duramente chi è già in difficoltà.