L’estate sta arrivando e…

l'estate sta arrivando e...

Come cita una famosa canzone “l’ estate sta arrivando…”

E come ogni periodo di ferie, vacanze, festa, il dramma per le famiglie separate o in fase di separazione aumenta.

Ciò che alimenta una serie infinita di discussioni sono le solite domande, lecite, ma che spesso non trovano risposta quando la comunicazione tra le parti, o tra genitori e i figli, è  logorata.

“Con chi staranno i figli? Chi andrà in vacanza per primo, quando, per quanto e dove?

Ci saranno i nuovi compagni? Ci saranno i nonni?

Dove vorranno andare i figli in vacanza, con chi vorranno andare, saranno d’accordo o bisognerà imporre le decisioni prese spesso per egoismo?

Ogni quanto li sentiremo? E se poi non vogliono più stare con uno dei due?”

Non facciamoci trovare impreparati, facciamoci aiutare al fine di evitare che i periodi  rilassanti diventino impegnativi e stressanti.

La mediazione familiare, oltre ad aiutare le parti a ritrovare la giusta modalità di comunicazione, può essere utile anche nella gestione delle turnazioni e quindi in previsione delle imminenti vacanze.

 

 

attenzione ai divieti!!

attenzione ai divieti!!

I figli come campo di battaglia tra genitori separati?! Brutta arma di vendetta di coniuge contro l’altro.

Una sentenza della Cassazione pone ora uno scudo a difesa del minore, si ribadisce anche l’assoluta parità tra padre e madre di fronte al figlio.

La Suprema Corte ha infatti condannato una donna che nell’arco di due anni e mezzo aveva concesso all’ex marito di vedere solo tre volte il bimbo nato dalla loro unione. A quest’ultimo andranno 5.000 euro a titolo di risarcimento per «lesione del diritto alla bigenitorialità».

La prima sezione civile della Cassazione, ha rigettato il ricorso di una signora contro il decreto con cui la Corte d’appello di Torino aveva ampliato le modalità di incontro del figlio con il padre, condannandola a versare un risarcimento al minore, danneggiato dal «clima di conflittualità esistente tra i coniugi a seguito della separazione». La mamma, nel suo ricorso, affermava di essere stata «ingiustamente» condannata al risarcimento, perché «aveva sempre collaborato per rendere possibili gli incontri con il padre, mentre era proprio il figlio a non voler vedere da solo il padre e pretendere in ogni incontro con il genitore anche la presenza della madre». I giudici , hanno condiviso le conclusioni della Corte d’appello: per circa due anni e mezzo, emergeva dagli atti del procedimento, il papà aveva incontrato il figlio «solo 3 volte, nonostante gli accordi intervenuti tra i genitori che prevedevano una più ampia frequentazione».

La Cassazione, in proposito, ricorda che «le misure sanzionatorie» previste dall’articolo 709 del codice di procedura civile, dedicato alla responsabilità genitoriale, e, in particolare, «la condanna al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria» sono «suscettibili di essere applicate facoltativamente dal giudice nei confronti del genitore responsabile di gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità di affidamento». Nel caso in esame, conclude l’ordinanza, i giudici hanno ritenuto «comprovato un atteggiamento ostruzionistico della madre e il condizionamento al corretto svolgimento delle modalità di affidamento del minore, nonché il disagio, le sofferenze e i conflitti derivati al minore dall’atteggiamento della madre».

Collocamento presso il papà

Collocamento presso il papà

La Legge 8 febbraio 2006, n. 54 – “Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli” è stata introdotta a tutela e salvaguardia dell’interesse dei figli ad avere e mantenere un rapportosolido, sereno ed equilibrato con entrambi i genitori, anche dopo la separazione e la disgregazione del nucleo familiare.

Il concetto su cui tale Legge si focalizza è il principio della “bi-genitorialità”, ovvero un bambino ha diritto ad avere un rapporto continuativo con entrambi i genitori dopo la separazione.

Ma quali sono le modalità di applicazione di tale principio?

Diverse sono le normative incentrate sul criterio della neutralità del genitore collocatario il quale deve necessariamente essere individuato sulla base dell’interesse del minore, non potendo essere il solo genere a determinare una preferenza per l’uno o l’altro ramo genitoriale .

Il criterio della “maternal preference” applica il principio secondo cui, in presenza di figli in tenera età, prescolare o scolare, la madre è presuntivamente ritenuta il genitore con il quale è più opportuno che i minori convivano prevalentemente, benché anche il padre disponga di eccellenti capacità genitoriali e abbia mostrato dimestichezza nella cura della prole.

Tuttavia, tale criterio interpretativo non è previsto dagli art. 337-ter e seguenti del Codice Civile ed è totalmente in contrasto con la ratio ispiratrice della citata Legge n. 54/2006 sull’affidamento condiviso,oltre che con le fonti di diritto internazionali.

Da qui nasce la preoccupazione che affligge principalmente molti padri che si separano: la convinzione che la separazione possa comportare l’inevitabile rottura dei rapporti con i figli .

La recente giurisprudenza è sempre più orientata alla tutela della genitorialità paterna anche in presenza di minori in tenera età, partendo dal presupposto secondo cui le competenze di un genitore si sviluppano e accrescono anche con la pratica.

Il ruolo del padre si è ormai evoluto: i papà moderni partecipano attivamente all’educazione, all’istruzionee alla cura quotidiana dei propri figli e non sussiste alcuna ragione per cui un figlio non possa continuare a beneficiare, della presenza quotidiana di entrambi i genitori.

Il Tribunale di Milano con decreto in data 14 gennaio 2015 ha stabilito che “la genitorialità si apprende facendo i genitori”.

La “cornice minima” dei tempi di permanenza con ciascun genitore prevede, pertanto, del tempo infrasettimanale (anche con pernottamento) e fine settimana alternati, in modo da garantire una certa continuità di vita anche con il genitore non collocatario, ferma restando la conservazione di un ambiente abitativo principale del minore.

La previsione secondo cui i figli minori vengono “collocati prevalentemente presso un genitore” è volta unicamente a tutelare la loro stabilità nell’ambito di un assetto familiare non più monocentrico ma che contempla due ambienti di riferimento, quello materno e quello paterno; tale collocamento prevalente, in ogni caso, non può e non deve in alcun modo pregiudicare il genitore non collocatario.

In ogni caso, il principio ispiratore nella decisione del Giudice ai fini del collocamento del minore, deve essere quello della neutralità del genitore prevalentemente collocatario, potendo essere sia il padre sia la madre, in base al solo preminente interesse del minore.

 

MEDIARE!

Mediare!

Sono quindi sempre in aumento i coniugi che si ritrovano in tribunale a dover discutere, nel corso di cause giudiziali lunghissime, i dettagli della separazione.

Gli accordi sono difficili da trovare e le parti entrano in conflitto senza riuscire a trovare un punto di incontro.

Ecco che in questi casi il ruolo del mediatore familiare può essere fondamentale. La coppia deve avere la volontà di collaborare e di mettersi in discussione per evitare guerre spesso estenuanti. Il mediatore familiare sarà allora quella figura di riferimento che aiuterà i coniugi a vedere la separazione nella giusta ottica e li accompagnerà fino al raggiungimento di un accordo equo per entrambe le parti.

La vita diventa una continua corsa alla prevaricazione. Questo accade anche durante le separazioni. Alcuni coniugi arrivano ad arrecare danni economici e psicologici all’altro pur di non scendere a compromessi e sopraffare l’ex compagno.

Quando nella coppia ci sono figli minorenni, il pericolo è quello di far pesare anche a loro i conflitti della separazione dei genitori, facendo vivere questo momento ancora più stressante e drammatico. I genitori, presi dalle loro guerre giudiziali, trascurano il benessere psicologico dei più piccoli che avvertono tutto il disagio della situazione. Per loro diventa molto difficile accettare e comprendere quello che sta avvenendo.

È fondamentale che i coniugi riescano a pensare prima di tutto al benessere dei loro figli, sforzandosi a tal proposito di trovare un equilibrio nei rapporti con l’ex partner per ritrovare al più presto la serenità e un nuovo equilibrio familiare. In questo processo il mediatore familiare si pone come individuo neutrale, al di sopra delle parti, che non cerca un ricongiungimento, ma solo il raggiungimento di un rapporto fra i coniugi di rispetto e fiducia, pur da separati. Ciò deve essere visto come obiettivo comune per il benessere dei figli e delle parti coinvolte.

È necessario che entrambi i coniugi siano consapevoli dell’importanza di questo percorso e siano intenzionati ad affrontarlo positivamente.

 

 

 

10 utili consigli!

10-utili-consigli

Quante volte, durante una separazione, vengono dati consigli che nessuno mai ricorda?!

Nella foto in anteprima un insieme di brevi ma utili regole da tenere a mente, potete stamparlo ed appenderlo al frigorifero od ovunque voi vogliate.

Sono pochi consigli che possono però aiutarvi nella gestione di questo periodo delicato, aiuteranno voi genitori ed i vostri figli.