MEDIARE!

Mediare!

Sono quindi sempre in aumento i coniugi che si ritrovano in tribunale a dover discutere, nel corso di cause giudiziali lunghissime, i dettagli della separazione.

Gli accordi sono difficili da trovare e le parti entrano in conflitto senza riuscire a trovare un punto di incontro.

Ecco che in questi casi il ruolo del mediatore familiare può essere fondamentale. La coppia deve avere la volontà di collaborare e di mettersi in discussione per evitare guerre spesso estenuanti. Il mediatore familiare sarà allora quella figura di riferimento che aiuterà i coniugi a vedere la separazione nella giusta ottica e li accompagnerà fino al raggiungimento di un accordo equo per entrambe le parti.

La vita diventa una continua corsa alla prevaricazione. Questo accade anche durante le separazioni. Alcuni coniugi arrivano ad arrecare danni economici e psicologici all’altro pur di non scendere a compromessi e sopraffare l’ex compagno.

Quando nella coppia ci sono figli minorenni, il pericolo è quello di far pesare anche a loro i conflitti della separazione dei genitori, facendo vivere questo momento ancora più stressante e drammatico. I genitori, presi dalle loro guerre giudiziali, trascurano il benessere psicologico dei più piccoli che avvertono tutto il disagio della situazione. Per loro diventa molto difficile accettare e comprendere quello che sta avvenendo.

È fondamentale che i coniugi riescano a pensare prima di tutto al benessere dei loro figli, sforzandosi a tal proposito di trovare un equilibrio nei rapporti con l’ex partner per ritrovare al più presto la serenità e un nuovo equilibrio familiare. In questo processo il mediatore familiare si pone come individuo neutrale, al di sopra delle parti, che non cerca un ricongiungimento, ma solo il raggiungimento di un rapporto fra i coniugi di rispetto e fiducia, pur da separati. Ciò deve essere visto come obiettivo comune per il benessere dei figli e delle parti coinvolte.

È necessario che entrambi i coniugi siano consapevoli dell’importanza di questo percorso e siano intenzionati ad affrontarlo positivamente.

 

 

 

10 utili consigli!

10-utili-consigli

Quante volte, durante una separazione, vengono dati consigli che nessuno mai ricorda?!

Nella foto in anteprima un insieme di brevi ma utili regole da tenere a mente, potete stamparlo ed appenderlo al frigorifero od ovunque voi vogliate.

Sono pochi consigli che possono però aiutarvi nella gestione di questo periodo delicato, aiuteranno voi genitori ed i vostri figli.

Basta che non vi separate!

Basta che non vi separate

Nella testa di un bambino è inimmaginabile che la mamma nella vita possa essere stata senza il papà. Non fa parte della logica di un bambino.

“A me non importa quello che fate, basta che non vi separate!” . La separazione dei genitori è sempre un evento difficile, che innesca paure, preoccupazioni, emozioni. Come può un genitore accompagnare i propri figli in questo momento?

Spesso i genitori decidono di rimanere insieme “per il bene dei figli”: ma è veramente un bene? Oggi, si riconosce che un matrimonio litigioso e senza amore è potenzialmente più dannoso del divorzio! I figli non possono infatti rimanere impassibili di fronte ai litigi dei genitori, si sentiranno responsabili, assorbiranno le tensioni e spesso non capiranno.

In altri casi, il bambino potrà allearsi spontaneamente con il genitore percepito come più debole o cercherà di “distrarre” mamma e papà dai loro problemi attraverso un comportamento problematico.

E’ importante parlarne con CHIAREZZA tenendo conto di età, carattere e situazione.

E’ importante ascoltare  e rispondere con sincerità e rassicurare sulla presenza di entrambi.

E’ importante permettere di esprimere le emozioni liberamente, escludere i figli da liti e commenti negativi nei confronti dell’altra parte.

Inoltre è importante rassicurare sulle nuove abitazioni e a proposito dei nuovi ritmi di vita, rendere i figli consapevoli dei cambiamenti e del fatto che mamma e papà ci saranno per sempre anche se non più coppia.

La separazione è un momento MOLTO DELICATO per tutte le parti, farsi aiutare è un modo per responsabilizzarsi e per affrontare al meglio il periodo di grande cambiamento.

 

 

 

 

Separazione e conseguenze

Separazione e conseguenze

Quando una coppia si scioglie porta con sé un insieme di emozioni che spesso travolge le parti.
I genitori DEVONO agire aiutando i bambini al superamento della separazione, nel modo meno traumatico possibile.

Non sono infatti i figli a doverne pagare le conseguenze.

La coppia affettiva (la relazione affettiva che legava i genitori) non esiste più, ma la coppia genitoriale (mamma e papà sono i genitori) esisterà per sempre, quindi padre e madre devono assumersi questa responsabilità e devono riuscire a comunicare tra di loro in maniera FUNZIONALE riguardo all’interesse dei propri figli.

Cosa accade dopo una separazione?

1.Cambiamento dei ritmi ed abitudini, con conseguenti paure

2.Sensazione di lutto per i genitori e figli stessi

3.Incertezze su cosa e come comunicare ai figli

4.Timori sul cambiamento di vita, casa, affetti, regole

5.Perplessità sulle presentazioni di eventuali nuovi compagni

Bisogna affrontare una separazione nel modo migliore ed è una sfida difficile per i genitori, saper gestire quegli aspetti ed emozioni in un luogo relazionale che sia “Altro” rispetto alla relazione con i loro figli.

La mediazione familiare aiuta le parti in questo delicato percorso, chiedere aiuto è dimostrazione di grande responsabilità.

SI RIMANE GENITORI PER SEMPRE.

Responsabilità genitoriale: Informiamoci

responsabilità genitoriale:informiamoci

La responsabilità genitoriale rappresenta l’insieme di regole che costituiscono l’essenza del rapporto tra genitori e figli e che si concretizzano negli obblighi di mantenimento, istruzione ed educazione della prole.

Il termine “responsabilità genitoriale” è stato introdotto con la riforma della filiazione (legge n. 219 del 10 dicembre 2012, attuata con decreto legislativo n. 154 del 28 dicembre 2013), in sostituzione del concetto di “potestà genitoriale” (quale residuo della “patria potestà”), proprio a voler rappresentare il passaggio da una concezione autoritaria della genitorialità, espressione di potere sui figli, a una visione più moderna, in cui l’interesse e la tutela di questi ultimi hanno un rilievo preminente.

Si metteno quindi al centro della famiglia i figli.

  • “Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi” (art. 337, comma 1, c.c.);
  • “Entrambi i genitori hanno la responsabilità genitoriale, che è esercitata di comune accordo (…)” (art. 316, comma 1, c.c.);
  • “Se il riconoscimento del figlio, nato fuori del matrimonio, è fatto dai genitori, l’esercizio della responsabilità genitoriale spetta a entrambi” (art. 316, comma 4, c.c.);
  • “Le decisioni di maggiore interesse (…) relative all’istruzione, all’educazione, alla salute e alla scelta della residenza abituale del minore sono assunte di comune accordo, tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli” (art. 337, comma 3, c.c.);
  • “La responsabilità genitoriale di entrambi i genitori non cessa a seguito di separazione, scioglimento, cessazione degli effetti civili, annullamento, nullità del matrimonio” (art. 317, comma 2, c.c.), ovvero all’esito di procedimenti relativi ai figli nati fuori del matrimonio.

I problemi eventualmente in essere tra i genitori non devono incidere sul rapporto con i figli.

Su alcune questioni importanti essi mantengano posizioni distanti e inconciliabili per effetto non solo del diverso background educativo e culturale, ma anche di una certa ostilità di fondo che spesso anima le coppie separate.

In tutte queste situazioni la decisione è rimessa al giudice, al quale ciascun genitore, assistito dal proprio avvocato, può ricorrere ai sensi dell’art. 709-ter c.p.c. per richiedere l’emissione di un provvedimento finalizzato alla risoluzione della controversia.

Chiamato a pronunciarsi in merito alla questione oggetto del ricorso sarà a seconda del caso:

  • il giudice del tribunale presso il quale è già pendente il giudizio di separazione o divorzio, qualora si tratti di coppia sposata;
  • il giudice del tribunale presso il quale è già pendente il procedimento ai sensi dell’art. 337-bis c.c., qualora si tratti di coppia di fatto;
  • il giudice del tribunale del luogo di residenza del minore, qualora sia già stato emesso un provvedimento di affidamento.

Per esempio, in ipotesi di contrasto sulla scelta della scuola, il giudice ascolterà la posizione di entrambi i genitori, valuterà il parere del minore (disponendone l’audizione, ove di età superiore ai dodici anni o anche inferiore, se capace di discernimento) e, tenendo conto delle sue capacità, della sua inclinazione naturale e delle sue aspirazioni, prenderà una decisione nel suo esclusivo interesse.

Qualora il contrasto insorga nella coppia CONVIVENTE, anziché in quella separata, ciascun genitore può ricorrere senza formalità al giudice del luogo di residenza del minore, indicando i provvedimenti che ritiene più idonei (art. 316, comma 2, c.c.). In tale fattispecie la procedura è più semplice: il giudice, sentiti i genitori e disposto l’eventuale ascolto del minore, suggerirà le determinazioni che ritiene più utili per i figli e, se il contrasto permane, attribuirà il potere decisionale al genitore che ritiene più capace di garantirne la tutela.